Compiti compìti

Compiti compìti

In questo periodo non si sente parlare d’altro e non si legge altro: “troppi compiti per questi poveri bambini”, ” le vacanze servono per riposarsi”, e chi più ne ha più ne metta. E io, da ex studentessa, sono perfettamente d’accordo: meno compiti e più svago. Poi però devo fare i conti con la mia parte adulta, quella che vive in un piano di realtà e che ha presente quale sia, o quale dovrebbe essere, la reale funzione dei compiti.

I compiti dovrebbero servire per far sì che gli apprendimenti acquisiti sino a quel momento non si vadano a perdere tra le carte stracce  dei regali ma si consolidino così da assolvere la loro funzione di fondamenta per gli apprendimenti futuri. Per fare questo non è necessario caricare di lavoro gli studenti, ma è sufficiente proporre loro un  breve e chiaro percorso di consolidamento. Cioè i compiti non devono diventare l’incubo del Natale, il Grinch delle festività bensì degli alleati per  farci tornare a scuola riposati ma “sul pezzo”. Non per rifarmi a detti popolari ma la virtù sta nel mezzo, o no? E tra le virtù ci sta anche la capacità di pianificare e calendarizzare ( in linea di massima) le consegne da svolgere. Pianificare? Beh, i docenti che assegnano i compiti non possono esimersi dal lavorare in sinergia coi colleghi per proporre ai loro giovani studenti un programma vacanziero utile ma non avvilente. La medesima cosa dovrebbe avvenire a casa, cioè i familiari non possono pretendere che i compiti vengano eseguiti davanti al panettone mentre i nonni giocano a tombola, al posto di un bel film al cinema o in una full immersion del 6 gennaio. I compiti devono diventare un modo per allenarsi, non per alzare il livello di acido lattico nei muscoli del nostro “organo di apprendimento”.

Non vi nego che ogni tanto mi viene un dubbio: i compiti fanno più paura agli studenti o ai loro genitori? Mhhhh, un po’ di monitoraggio va bene, ma sono  i ragazzi  a dover compiere gli esercizi, e noi forse potremmo anche accettare che qualche errore lo facciano. Saranno proprio gli errori, e soprattutto la loro correzione, ad aiutarli nel loro percorso di autonomia. Sì, scuola non è solo SAPERE ma è soprattutto imparare a vivere e nella vita è lecito sbagliare.

Buone feste a tutti

 

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