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L’apprendimento come processo attivo: la metacognizione

Quando si parla di riabilitazione nei DSA  e potenziamento cognitivo, ci si riferisce spesso al termine “metacognizione” dando, erroneamente, per scontato che il suo significato sia pane quotidiano anche per i non addetti ai lavori. Ma di cosa si tratta?

Quando parliamo di  metacognizione (Flavell, 1976) ci riferiamo a quella serie di  processi cognitivi che coordinano  l’attività mentale e riflettono su di essa. Tali processi si suddividono in processi  “freddi”: attenzione, memoria, ragionamento e risoluzione dei problemi; e processi “caldi: sfera emotivo motivazionale ((De Beni, Moè e Rizzato, 2003)

L’interazione di questi processi fra di loro  determina la metacognizione, o meglio la capacità di mentalizzare ( fare propri gli aspetti esterni), e di conseguenza ha come effetto l’apprendimento: diciamo in parole più semplici che la metacognizione nasce grazie all’attribuzione di significato alle esperienze (cognitive ed emotive) che viviamo.

Facciamo un esempio:

Teo sta iniziando a leggere il  nuovo capitolo di storia e per farlo è necessario che stia sul compito (attenzione), ricordi quanto sta leggendo (memoria), ragioni su quello che sta leggendo (come avviene questo? Perché Carlo Magno ha agito in quel modo e non in quell’altro?). Allo stesso modo Teo proverà delle emozioni durante lo studio, e si sentirà più o meno motivato nella sua attività, etc. La consapevolezza di tutti questi aspetti permette a Teo di agire su di essi: ad esempio riportando l’attenzione sul compito se è distratto, cercando di ritrovare la motivazione verso l’oggetto di studio e via.

Lavorare su questi aspetti permette quindi di stimolare l’apprendimento rinforzando i processi che concorrono a determinarlo, favorendo quindi l’aumento di autonomia e di senso di autoefficacia nello studente.

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