DSA: si può parlare di prevenzione?

DSA: si può parlare di prevenzione?

DSA, dislessia, deficit di attenzione, questi e molti altri sono argomenti che  stanno  molto a cuore ai genitori ed agli insegnanti.

La ricerca evidence based sta facendo passi da gigante per quanto riguarda la diagnosi e il trattamento, questo è innegabile ma sempre più frequentemente i genitori osservano con occhio critico il percorso di apprendimento dei loro figli e  mi contattano preoccupati dal fatto che il loro bimbo non ha ancora acquisito le medesime abilità “scolastiche” dei  coetanei; amiche mi domandano se il fatto di non saper ancora leggere fluentemente (alla fine del primo quadrimestre del primo anno della Scuola Primaria) può essere un campanello di allarme per un sospetto di Dislessia.

Fuori da ogni  dubbio è il fatto che quest’estrema preoccupazione non fa bene né ai piccini né ai loro genitori.  Possiamo affermare che  di fronte a richieste simili la prima cosa da fare è ascoltare, la seconda invece è cercare di focalizzare l’attenzione sull’unicità di ogni bambino e di conseguenza sull’unicità degli stili di apprendimento. 

Dobbiamo sempre ricordare che i DSA sono dei disturbi a base neurobiologica e pertanto non è possibile parlare di prevenzione. Possiamo invece tranquillamente parlare di Individuazione Precoce dei Prerequisiti dell’Apprendimento, cioè l’insieme delle abilità cognitive che consentono al bambino di apprendere la lettura e la scrittura  e di prevenzione delle Difficoltà di Apprendimento (non sono sinonimo di DSA, ricordiamocelo sempre).

È quindi importante effettuare uno screening durante l’ultimo anno della Scuola dell’Infanzia poiché permette di   inquadrare le caratteristiche qualitative e temporali dell’evoluzione degli “apprendimenti ” in modo da poter intervenire tempestivamente nel caso in cui si presenti la prospettiva di un’evoluzione lenta, difficoltosa e problematica.

Ciò ci dà la possibilità di  realizzare degli interventi di potenziamento mirato utili per ridurre le differenze tra i bambini prima del loro ingresso alla Scuola Primaria e di conseguenza alleviare i disagi emotivi ad esse correlate.

 

 

 

 

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Adhd, il disturbo disturbante

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