Il tenente Colombo e la grandiosità del narcisista

Il tenente Colombo e la grandiosità del narcisista

Sin da quand’ero una bambina, uno degli appuntamenti televisivi fissi a casa mia, secondo solo a Mike Bongiorno, era l’episodio  settimanale della serie Colombo. Ve lo ricordate? Interpretato  ad arte da Peter Falk, Colombo era un tenente della sezione omicidi della Polizia di Los Angeles, aveva l’aspetto trascurato e ben poco formale. Indossava un trench sgualcito di un colore indefinibile  tra il beige sporco e il grigio smog. Come mezzo di trasporto per seguire le indagini usava una Peugeot risalente a qualche decennio prima che preannunciava il suo arrivo con  la marmitta che emetteva dei suoni ben poco rassicuranti. Altra figura importante era la Signora Colombo: sempre nominata e mai apparsa nella serie.

L’episodio seguiva sempre la stessa struttura: antefatto,  svolgimento dell’omicidio, arrivo della polizia, investigazione di Colombo e individuazione del colpevole con conseguente arresto. Quindi la suspense non era relativa allo scoprire il colpevole, ma a  come  avrebbe fatto  il  simpatico tenente a smascherarlo.

Lo ammetto, da qualche mese a questa parte ho ripreso a guardare questi telefilm e ne sono rimasta catturata, sia per gli aspetti narrativi che per quelli più legati alla componente psicologica. Diciamo che alla fine di ogni episodio, quando lo scalcinato tenente smaschera l’inimmaginabile assassino provo un forte senso di rivincita morale, che oserei definire  quasi come una sorta di catarsi.

Tale reazione in me prevale quando c’è una particolare tipologia di assassino: quello narcisista. E con narcisista non mi riferisco al vanitoso compiaciuto del proprio aspetto e delle proprie qualità, bensì a chi ha caratteristiche molto marcate molto simili, se non identiche, ai sintomi del Disturbo Narcisistico di Personalità. Beh, è il blog di una psicoterapeuta, non poteva esserci un articolo di pura recensione senza lo zampino di qualche psicoaspetto, no?

Ma come è quindi, a grandi linee, la personalità del Narcisista? Quali sono le sue caratteristiche? Diciamo che principalmente il Narcisista ha un’idea grandiosa di sé e si sente superiore agli altri e attende il riconoscimento pubblico dei suoi meriti, ha quindi un bisogno estremo di ammirazione. Non da ultimo una caratteristica importante del narcisiste è l’empatia: quella  di un comodino dell’Ikea (linea de luxe, ovviamente).

L’omicida della  serie, quindi commette spesso il solito errore: sottovalutare l’intelligenza altrui. Così, preso dall’autocelebrazione e dal proprio senso di superiorità non considera minimamente che il suo interlocutore possa essere altrettanto arguto, seppur meno incline ad ostentarlo.Ed è così che il tenente Colombo incastra gli assassini, con un atteggiamento apparentemente sbadato, volutamente ingenuo e con una sincera umiltà che non lo fa entrare in competizione intellettuale con il sospettato. Perché la competizione intellettuale è per i narcisisti un punto molto fragile, è la loro occasione per primeggiare o per dover riconoscere quello che maggiormente temono: il loro scarso valore (ferita narcisistica). Una tipica reazione per evitare questa consapevolezza è la rabbia sia contro se stessi che contro gli altri  che può manifestarsi anche con azioni violente ( in effetti stiamo parlando di assassini) che servono in qualche modo a ristabilire il loro senso di superiorità ricostruendo in qualche modo la loro rassicurante  identità. Quindi Colombo, non porgendo il fianco, li attira allo scoperto usando proprio come esca i loro punti deboli per cui animati dall’esigenza di dimostrarsi superiori arrivano a rivelare le reali dinamiche dell’assassinio.

Diciamo per cui che questo tipo di episodi finiscono con il colpevole che o si affligge terribilmente o si scompensa apertamente e con un senso di giustizia per lo spettatore che, nella maggior parte dei casi ( a meno che non si tratti di spettatori narcisisti) si identificano in Colombo e nel suo stile  rustico e disordinato.

Il tenente Colombo e la grandiosità del narcisista

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Giocare per Potenziare- parte prima

Giocare per Potenziare- parte prima

Una caratteristica imprescindibile, per chi si occupa di potenziamento cognitivo ed intervento rivolto a bambini con DSA o BES, è una adeguata e continua preparazione. E con preparazione mi riferisco a quella specifica in psicopatologia dell’apprendimento, corredata di verifiche, supervisioni e tutto ciò che che  rende il nostro intervento professionale.

Dopo questa doverosa premessa,   e dopo 15 anni di esperienza in questo ambito, posso affermare che, se gli strumenti per potenziare non sono calibrati sul bambino e non hanno  un valore ludico, il potenziamento potrebbe risultare noioso e meno efficace. La nostra professionalità ci dovrebbe portare a conoscere le funzioni cognitive  con tale accuratezza da poter avere ben chiaro quale di esse dobbiamo potenziare nel  nostro bambino, che per semplicità chiameremo Teo ( come il gatto di mia nipote).

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Ok, ora che Teo è arrivato da noi in studio che cosa

possiamo fare? Fare una valutazione e leggere attentamente quella che ci hanno consegnato i suoi genitori?. Il dubbio che ho è che in questo modo più che conoscere Teo, conoscerei quello che Teo dimostra durante un test. Diciamo che non c’è nulla di male ma io preferisco conoscere il piccolo amico chiacchierando con lui e giocandoci assieme. Insomma prima di lavorare su un problema preferisco validare l’ esistenza  del bambino ed entrare in empatia con lui. Quali sono i suoi giochi preferiti? Con quali amici trascorre più volentieri il suo tempo?

A questo punto quello che è importante fare è uno screening che metta in luce sia le funzioni deficitarie che quelle a normale funzionamento. Magari potremmo domandarci come mai ci interessano i suoi punti di forza, Teo viene da noi per migliorare laddove è scarso, non per altro. Ma se ci riflettiamo su capiremo che conoscere  sia le PASSIONI che  i PUNTI di FORZA è la base per poter lavorare con Teo in modo efficace e divertente.diapositiva3

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Bene, ora possiamo iniziare ad organizzare il nostro intervento, ricordando sempre che noi saremo i registi ma la sceneggiatura la scriveremo a quattro mani: le nostre e quelle di Teo.

Presto arriverà la seconda parte di questo percorso.

Federica Dessolis, Psicoterapeuta Cognitivo Comportamentale a orientamento Razionale Emotivo.

Benvenuto Blog

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Sono lieta di poter comunicare con voi anche attraverso questo blog. Molti già mi conoscono ma per chi ancora non mi conoscesse, farò una breve presentazione.

Sono Federica Dessolis, psicologa, psicoterapeuta cognitivo comportamentale  e lavoro a Padova  città e nella provincia. Mi occupo sia della fascia d’età evolutiva che dell’età adulta.

Attualmente sto lavorando molto sulle problematiche dell’apprendimento e vista la grande richiesta di questo tipo di interventi ho pensato di aggiornare la mia formazione partecipando sia a convegni Airipa che Aid, che a corsi e supervisioni organizzate dal Prof. Cesare Cornoldi.

Sono una convinta sostenitrice che, nel lavoro coi bambini e gli adolescenti , la creatività sia un valore aggiunto che deve integrare una corretta preparazione scientifica. Infatti l’orientamento cognitivo comportamentale è evidence based, cioè procede con metodo scientifico e documenta la validità dei risultati.

Altro ambito in cui sto approfondendo la preparazione è la comunicazione con gli adolescenti , o meglio le strategie che possono usare i  genitori per mantenere una  buona relazione  coi figli.

A livello di psicoterapia individuale (bambini, adolescenti ed adulti) intervengo soprattutto in caso di:

  • problematiche emotive;
  • autostima;
  • ansia;
  • depressione;
  • panico.

Dal 2002 collaboro con i Servizi alla Persona della Provincia di Padova nel settore Disabilità Sensoriale.